Salta al contenuto principale
← Torna a tutti gli articoli
• 13 min di lettura
#Medicina #Farmaci #Fisiologia #Salute

Perché ti riempiono di farmaci anche se non ti servono? La medicina difensiva e la via a minor attrito

Dall'analgesico proposto al triage alle dimissioni con due farmaci dopo una lastra negativa: come la paura legale e i protocolli spingono a iper-prescrivere.

Immagine di copertina per: Perché ti riempiono di farmaci anche se non ti servono? La medicina difensiva e la via a minor attrito
Se hai fretta: l'articolo in 4 punti chiave
  1. Uno spunto reale sul sistema, non una lamentela personale. La vicenda dell'alluce e della lastra negativa è solo il punto di partenza: il vero tema non sono i due analgesici in sé, ma un sistema sanitario incentivato a prescrivere a raffica per difendere la cartella clinica. Lo spunto di partenza →
  2. I tre motori: la paura del processo, la fretta di reparto e l'abitudine alla pillola. La grande maggioranza delle denunce penali si risolve in nulla, ma affrontare anni di indagini è una pena in sé. Prescrivere richiede 30 secondi; spiegare la vigile attesa richiede 10 minuti. I tre motivi dell'eccesso →
  3. Il dolore non è un errore: è la guida del carico. Sopprimere il dolore elimina il freno naturale al sovraccarico dell'arto. La fisioterapia contemporanea sconsiglia FANS e ghiaccio a tappeto nelle prime 48 ore per non frenare la riparazione. La biologia del carico →
  4. Come difendersi: chiedi la prescrizione "al bisogno" e proteggi anche il medico. La Legge 219/2017 tutela il rifiuto informato: concordare e far scrivere "al bisogno" solleva il sanitario da timori legali ed evita intossicazioni inutili. Guida pratica e 3 domande →

Dal pronto soccorso alla dimissione: due farmaci per un dito contuso

La dinamica è una di quelle che capitano a qualsiasi genitore: mio figlio tira un calcio fortissimo contro un pezzo di ferro del divano. Nei due giorni successivi continua a zoppicare e ad accusare dolore ogni volta che appoggia il piede a terra. Quando dopo quarantotto ore un bambino continua a zoppicare dopo un impatto violento contro il metallo, portarlo al pronto soccorso per fare una radiografia ed escludere una frattura non è ansia: è semplice buon senso.

Siamo andati lì per una verifica diagnostica, non per farci prescrivere medicine. Eppure la prima cosa che fa l’operatrice al triage — prima ancora di qualunque visita medica o controllo dell’arto — è allungare un analgesico per farglielo prendere al volo.

Ho ringraziato e ho detto di no: il bambino camminava sul tallone per non caricare sulla punta, sopportava il fastidio e non c’era alcun motivo di somministrargli un farmaco prima ancora di sapere se l’osso fosse integro.

La risposta dell’infermiera è stata folgorante:

«Va bene, ma tanto il medico ve lo darà comunque».

La radiografia ha confermato che non c’erano fratture: solo una contusione da impatto. Ma sul foglio di dimissione la prescrizione c’era davvero: due farmaci analgesici differenti da assumere entrambi tre volte al giorno. A orari fissi. Sei somministrazioni quotidiane per un trauma senza lesioni ossee, in un bambino che rifiutava l’analgesico già all’ingresso.

Naturalmente non glieli ho dati: nei giorni successivi il fastidio è regredito da solo assecondando il riposo e la fisiologia del corpo.

Voglio essere chiarissimo su un punto: non ho raccontato questa vicenda per lamentarmi del pronto soccorso, né perché consideri quell’episodio un problema grave in sé. Mio figlio sta benissimo, il dito è a posto e nessuno ha subito danni. Quell’episodio è stato semplicemente uno spunto di riflessione, un’occasione perfetta per il video e per questo articolo per accendere una luce su una questione molto più grande: il modo in cui è strutturata la sanità moderna.

A me non interessa fare la guerra a due analgesici per una botta. Mi interessa mostrare la trappola della medicina difensiva: un sistema che non guarda più la persona e la fisiologia, ma risponde a riflessi automatici per tutelare la cartella clinica da possibili contenziosi legali.

Il video: uno spunto per guardare il sistema

In questo video non parlo di un torto personale né di una questione di principio su due analgesici: utilizzo l'episodio di mio figlio come spunto di riflessione per spiegare come funziona davvero la macchina sanitaria.

Il punto non è il dito del piede né il controllo radiografico dopo due giorni di zoppia, che è un atto di normale buon senso. Il punto è la distorsione a monte e a valle: un meccanismo automatico che propone farmaci prima della diagnosi e dimette con schemi posologici continui chi ha una lastra negativa e gestisce il fastidio con fisiologico riposo.

Il medico non prescrive per arricchirsi, ma perché il sistema lo spinge a farlo: deviare dal protocollo comporta un onere documentale e rischi legali, mentre prescrivere a tappeto è la via a minor attrito burocratico.


Dalla lastra negativa all’automatismo della ricetta

Rivediamo la dinamica con distacco. Quello che è successo non è un dramma familiare: è il perfetto caso di studio per comprendere la medicina difensiva in azione.

Un bambino calcia un pezzo di ferro, zoppica per due giorni, si va in pronto soccorso per escludere fratture. L’esame radiografico conferma che l’osso è integro; il dolore c’è ma è gestibile caricando sul tallone. Si è trattato di un normale accertamento diagnostico, concluso con esito rassicurante.

Perché allora l’infermiera vuole somministrare subito l’analgesico al triage e il medico dimette prescrivendo due principi attivi differenti tre volte al giorno?

Non si tratta di una svista o di un errore del singolo operatore. È il riflesso condizionato di un intero sistema.

Massimo Gentili analizza le cause della medicina difensiva e dell'iper-prescrizione nei reparti di emergenza Un frame del video: l'analisi dell'asimmetria documentale e dei protocolli ospedalieri.

La prescrizione di dimissione non diceva «al bisogno, solo se fa molto male». Diceva uno schema fisso: mattina, pomeriggio, sera. Sei dosi quotidiane per un trauma contusivo privo di fratture.

Se quel genitore torna a casa e segue alla lettera il foglio, somministra una combinazione di farmaci pesante per una lesione che richiede soltanto quarantotto ore di riposo relativo. Chi ci guadagna? Di certo non il fegato, lo stomaco o i reni del bambino. Ci guadagna solo la cartella clinica, che adesso è formalmente inattaccabile.

Ed è qui che l’episodio del dito smette di essere un aneddoto e diventa la chiave per leggere la sanità moderna: non è una questione di analgesici, è una questione di incentivi sistemici.


I tre motivi per cui ti riempiono di farmaci

Dietro quell’automatismo ci sono tre motori potenti che governano la sanità moderna:

1. La paura del processo, non della condanna

Tutti sanno che i medici hanno paura delle denunce. Ma pochi conoscono la realtà: la grande maggioranza dei procedimenti penali per colpa medica si conclude con un’archiviazione o un’assoluzione. Le condanne definitive sono rarissime.

Allora perché tanta paura? Perché la vera sanzione per un medico è il processo in sé. Ricevere un avviso di garanzia significa affrontare tre, cinque o sette anni di perizie, consulenti tecnici di parte, avvocati da pagare, risonanza mediatica e un logorio psicologico devastante. Per evitare questo calvario, il medico produce carta: prescrive farmaci, ordina radiografie e richiede visite specialistiche. Non per guarirti prima, ma per costruire un paper trail, una prova documentale scritta per l’avvocato. Nelle indagini Censis-FNOMCeO, quasi l’80% dei medici italiani ammette di adottare quotidianamente pratiche difensive.

2. Il fattore tempo: trenta secondi contro dieci minuti

Nei pronto soccorso italiani transitano ogni anno tra i 18 e i 20 milioni di persone. I medici sono spesso soli, stanchi, reduci da notti massacranti e con la sala d’attesa che preme.

  • Compilare una ricetta standard con due analgesici richiede 30 secondi.
  • Spiegare a una famiglia ansiosa perché è meglio non dare farmaci, insegnare come monitorare il dito a casa, illustrare i segnali di pericolo e documentare tutto richiede 10-15 minuti.

Quando hai quaranta persone in attesa, il sistema seleziona spietatamente la soluzione a minor attrito.

3. L’obbligo di cartella e l’abitudine sociale alla pillola

In Italia la Legge 38/2010 impone di registrare il dolore in cartella clinica come parametro vitale. L’intento originario era sacrosanto: impedire che persone con fratture gravi soffrissero senza cure (la cosiddetta oligoanalgesia, documentata storicamente da Wilson e Pendleton fin dal 1989). Ma il sistema ha trasformato un obbligo di tutela in un riflesso pavloviano: se c’è un dolore registrato, il triage propone un farmaco.

A questo si somma l’aspettativa del paziente: viviamo in una cultura in cui chi va dal medico e torna a casa senza una ricetta pensa spesso di aver perso tempo o di essere stato liquidato con superficialità.


Cosa dice davvero la legge: lo scudo e la via a minor attrito

Sul piano legale circola una leggenda metropolitana: che il medico che segue le linee guida goda di un’immunità assoluta al 100%. Non è così.

La legge italiana (la Legge Gelli-Bianco del 2017 e la fondamentale sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione Mariotti del 2018) stabilisce che l’esimente penale dell’art. 590-sexies c.p. protegge il medico soltanto per colpa da imperizia nella fase esecutiva, purché le linee guida fossero adeguate al caso specifico. Non protegge affatto da negligenza o imprudenza, e la causa civile di risarcimento danni (art. 7 Legge 24/2017) resta pienamente aperta. Se un medico prescrive alla cieca un farmaco a un paziente con insufficienza renale o ulcera nota, ne risponde eccome.

Dov’è allora l’asimmetria che condiziona tutto?

Sta nell’onere documentale:

  • Se il medico prescrive ciò che prevede il protocollo standard per il dolore, la cartella clinica è allineata all’algoritmo.
  • Se il medico decide con buon senso di discostarsi dal protocollo («niente farmaci, aspettiamo 48 ore»), deve motivare per iscritto la scelta. E se per una sfortunata coincidenza sopraggiunge una complicanza, l’accusa proverà a contestare che ha omesso un trattamento previsto dalle linee guida.

Prescrivere è la via con meno attrito, meno spiegazioni e meno rischi burocratici. Il protocollo non è uno scudo magico, ma la strada più comoda per non dover giustificare il proprio giudizio clinico.


La biologia: il dolore guida il carico, l’infiammazione ripara

Mentre la burocrazia si tutela, cosa accade nel corpo?

C’è un equivoco diffusissimo: pensare che il dolore sia un difetto di fabbricazione da spegnere con un interruttore. Non lo è. Il dolore acuto è un meccanismo biologico salvavita che guida il carico relativo.

Se l’alluce fa male, zoppichi istintivamente o carichi sul tallone. Quel fastidio protegge i capillari lesionati e le fibre connettivali infiammate, impedendo che il peso del corpo moltiplichi il danno. Se azzeri artificialmente il dolore con farmaci a orari fissi, il bambino o l’adulto torna a saltare e correre sul tessuto contuso, allungando i tempi di recupero reale.

Inoltre, l’infiammazione iniziale non è una malattia: è il cantiere della riparazione. È il processo con cui i macrofagi ripuliscono l’area e avviano la sintesi di mediatori pro-risolutivi (Serhan 2014; Gilroy 1999). Non a caso, la fisioterapia moderna per le lesioni dei tessuti molli (il framework PEACE & LOVE pubblicato sul British Journal of Sports Medicine da Dubois ed Esculier nel 2020) raccomanda esplicitamente di evitare antinfiammatori e ghiaccio prolungato nelle prime 48 ore, privilegiando la protezione iniziale e il carico progressivo guidato dal dolore.

Nella vita di tutti i giorni: il sensore di parcheggio

Il dolore di una contusione è come il cicalino dei sensori di parcheggio dell'auto: quando suona ti avverte di non andare a sbattere contro il muro. Spegnere il cicalino con un farmaco continuo per parcheggiare più comodi non toglie l'ostacolo: aumenta solo il rischio di rigare il paraurti.

Farmaci: dosi terapeutiche vs rischi reali

Sia chiaro: i farmaci analgesici non sono veleni. A dosi terapeutiche corrette e per cicli brevi, l’ibuprofene nel bambino sano e idratato ha un ottimo profilo di tollerabilità (Lesko & Mitchell, JAMA 1995), e l’associazione con paracetamolo è una strategia nota (analgesia multimodale) per dolori significativi.

I rischi documentati sono altri:

  • I FANS nei bambini disidratati: possono scatenare insufficienza renale acuta per vasocostrizione renale (Misurac et al., J Pediatr 2013), e vanno evitati in caso di varicella o infezioni cutanee (allerta ANSM 2019).
  • Il paracetamolo da duplicazione accidentale: il pericolo reale non è la dose prescritta, ma assumere contemporaneamente due o tre sciroppi o bustine da banco senza sapere che contengono tutti paracetamolo (Larson et al., Hepatology 2005).
  • La codeina nei minori: formalmente vietata sotto i 12 anni da EMA ed FDA per il rischio di arresto respiratorio nei metabolizzatori ultrarapidi del citocromo CYP2D6 (Ciszkowski et al., NEJM 2009; Kelly et al., Pediatrics 2012).

Prendere due molecole tre volte al giorno per un trauma privo di fratture e con dolore ben tollerato non è prudenza: è sproporzione.


Come difendersi: red flags, prescrizione al bisogno e le 3 domande

Cosa possiamo fare concretamente quando ci troviamo di fronte a una prescrizione che sembra eccessiva?

Red Flags: quando NON bisogna aspettare

La vigile attesa vale soltanto per contusioni minori e senza segnali di allarme. Richiedi subito una valutazione medica se sono presenti:

  • Impossibilità totale di appoggiare il piede o fare qualche passo.
  • Deformità visibile dell'osso o del dito.
  • Ferita aperta o unghia strappata (rischio di infezione o frattura esposta).
  • Ematoma subungueale esteso (sangue sotto oltre metà dell'unghia, pulsante e teso).
  • Dito freddo, pallido, violaceo o perdita di sensibilità (segnali neurovascolari).
  • Dolore osseo acuto alla pressione diretta, ingravescente o con febbre.
  • Nei bambini piccoli: rifiuto persistente di usare l'arto o deambulare.

La frase per concordare la terapia “al bisogno” (Legge 219/2017)

In base alla Legge 219/2017 sul consenso informato, ogni cittadino ha diritto di concordare le cure. Invece di contestare il medico, usa questa formula collaborativa:

«Dottore, il dolore è modesto e preferiremmo gestire la botta con riposo a casa. Possiamo indicare il farmaco “al bisogno” (PRN), solo se il dolore aumenta? Può annotare sulla relazione che abbiamo concordato questa scelta?»

Questa richiesta fa due cose fondamentali:

  1. Evita a te (o a tuo figlio) sei dosi quotidiane di farmaci non necessari.
  2. Tutela il medico: la cartella registra che la famiglia è stata informata e ha concordato un approccio prudente, azzerando qualsiasi timore di contestazione legale.

Le 3 domande da fare prima di iniziare qualsiasi terapia non urgente

  1. «Questo farmaco serve adesso o possiamo aspettare 24-48 ore per vedere come evolve?»
  2. «Possiamo usarlo al bisogno invece che a orari fissi, e con quale durata massima?»
  3. «Ci sono misure di riposo o scarico che bastano da sole?»

Per approfondire

Se vuoi andare alle fonti, queste sono quelle principali che ho usato:

  • Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) e sentenza Mariotti, Cassazione Sezioni Unite 8770/2018
  • Legge 219/2017 (consenso informato) e Legge 38/2010 (terapia del dolore)
  • Studdert et al., JAMA 2005 (medicina difensiva)
  • Dubois & Esculier, Br J Sports Med 2020 (framework PEACE & LOVE)
  • Lesko & Mitchell, JAMA 1995 (sicurezza dell’ibuprofene nel bambino)
  • Larson et al., Hepatology 2005 (sovradosaggio accidentale di paracetamolo)

Non ricevo nulla da case farmaceutiche. Faccio consulenze nutrizionali a pagamento, e i bottoni qui sotto portano lì: è giusto che tu lo sappia. Non sono un medico e questo non è un parere medico: è la riflessione di un genitore che ha fatto qualche domanda in più.

Se tuo figlio o tu avete un trauma serio o dubbi, andate dal medico. E non sospendere mai una terapia in corso senza averlo prima consultato.

Vuoi comprendere lo stato di salute reale del tuo organismo?

La vera tutela della salute non consiste nello spegnere ogni segnale con un farmaco sintomatico, ma nel costruire un organismo solido e funzionale, capace di sostenere la propria fisiologia quotidiana. Scopri da dove partire valutando i tuoi sintomi con il nostro test guidato, oppure richiedi una valutazione individuale del tuo profilo nutrizionale.

Massimo Gentili

Massimo Gentili

Biologo e Nutrizionista • Riconosciuto RME • Autore di "Il metabolismo tradito"

Specializzato in fisiologia della salute e bioenergetica cellulare. Attraverso il metodo Salutogenesi, aiuta le persone a superare stanchezza cronica, blocchi metabolici e problematiche infiammatorie partendo dalle cause biologiche profonde.


Vuoi andare alla radice dei tuoi sintomi?

Gli articoli ti aiutano a capire. Il percorso ti aiuta a risolvere. Fai il test e prenota una chiamata per scoprire come possiamo riattivare il tuo metabolismo.